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Radio2 e il “morbo” degli Asessuali

Pride Ace
Da: https://www.asexuality.org/en/topic/121367-asexuality-and-prides-in-italy-d/

La mattina di sabato 4 agosto Paola Perego e Laura Campiglio nel programma “Al posto del cuore” di Radio2 distruggono anni di lavoro di informazione sull’asessualità.

A denunciare l’accaduto è la pagina Gruppo Asessualità che prontamente, domenica sera, riporta alcune frasi pronunciate dalle due conduttrici e risponde con ciò che dovrebbe essere già capito da tempo: l’asessualità è un orientamento, e nessuno dovrebbe permettersi di trattare gli ace come malati, specialmente in un programma radio.

Usando le loro parole:

Una trasmissione radiofonica di questo tipo, profondamente offensiva e disinformante, in onda alle 11 di mattina di un giorno praticamente festivo, non avrà certamente portato niente di buono, soprattutto verso quelle persone più giovani che, appena fatto “coming out” in famiglia, si siano sentite derise in questo modo, e quindi invalidate e messe in ridicolo di fronte ai propri affetti, e a quelle che ancora non sono “out”, ma che si sono sentite offese e trattate come fenomeni da baraccone su scala nazionale.

Il post ha riportato fedelmente alcune frasi pronunciate dalle due conduttrici, talmente assurde che sono andata ad ascoltare il podcast. Riporto (e integro) parte del dialogo.

“Una cosa alla quale dobbiamo dire no fermamente: […] asessuali”.
“Sono quelli che non battono chiodo?”
“No, peggio, […] rivendicano questa cosa come forte scelta di vita. Ma dove andremo a finire?” e via di dialogo evidentemente costruito “ma sono religiosi?”

 

mito: asessualità = celibato
Da: https://www.theodysseyonline.com/gray-asexual

Dopo il chiarimento che sì, gli asessuali non seguono una religione, in maniera anche corretta, si riparte in quarta.

“Ma esistono? Sono uomini anche?”
“Drammaticamente sì.”
“Uomini che non hanno interesse per il sesso, genere maschile?”
“Incredibile ma vero”
“No dai non ci credo…”
“Secondo studi recenti sono l’1% della popolazione: è un morbo diffusissimo, sono malati, pazzesco” dice una, mentre l’altra trattiene a stento una risata.
“Queste persone strane, perché sono strane, si sono riunite in un movimento internazionale […] sotto il nome di Asexual e rivendicano la loro scelta di vita così, senza vergogna, io non mi capacito”
“Ma rivendicano nei confronti di chi? […] Io ho fatto una scelta, è mia.”
“Non è che vivono meglio loro? Non hanno distrazioni e le donne possono anche non farsi la ceretta…” e risatina.
“Scusa Paola, ti prego, smettila stai parlando come un’asessuale […] perché loro dicono esattamente la stessa cosa che dici tu. Questa loro condizione, questa loro malattia, diciamolo, è in realtà una grande libertà.”

Segue poi una distinzione tra gli asessuali a loro detta puri, cioè aromantici (e via un elenco di famosi asessuali, come Tesla, Kant e Newton) e quelli che invece si dedicano agli affetti.

Nikola Tesla
Tesla non approva l’essere stato usato in questo modo.

Usano la scusa per parlare della verginità di ritorno, che secondo Cosmopolitan non è nient’altro che un momento di castità scelta per avere più tempo per se stessi o per ritrovare una connessione più profonda con l’atto sessuale, argomento poco legato all’asessualità.

“Io non voglio neanche sporcarmi la mente a pensare a qualcosa di simile”
“Ma voglio dire che anche per me sarebbe un po’ strano, eh, una vita senza sesso”
“Meno male, meno male…”
“Però c’è una buona notizia: gli asessuali sicuramente non si riproducono, per cui sono una categoria in via di estinzione”
“Che sollievo ragazzi meno male!”

In pochi minuti riescono:

  1. a giudicare la scelta della depilazione (che, guarda caso, anche loro accettano come imperativo per piacere agli altri),
  2. a perpeturare il mito dell’uomo vero assatanato di sesso,
  3. a identificare l’asessualità come malattia e non come orientamento (come una volta si diceva degli omosessuali),
  4. a sottointendere che se si fa sesso non si ha tempo per crescere interiormente o coltivare le proprie passioni,
  5. a dire che dovrebbero vergognarsi di dirlo apertamente, instaurando la tanto amata politica del “fai le cose a casa tua”,
  6. a parlare sì di orientamento romantico, ma con la delicatezza usata per parlare di un cane col pedigree,
  7. a paragonare la verginità di ritorno all’asessualità,
  8. ripetere fino allo sfinimento quanto sia strano e malato non fare sesso.

Ma, soprattutto, a far sentire sbagliato qualsiasi adolescente insicuro che per disgrazia ascoltava Rai Radio2.

Già gli ace fanno fatica a trovare il loro posto nella comunità LGBT+, e le due conduttrici hanno deciso di ridicolizzare un intero orientamento per riempire il loro programma, e come conclude il loro post:

Non chiediamo le scuse da parte delle conduttrici.

Chiediamo soltanto che, se i media, in generale, non hanno interesse a parlare dell’asessualità con cognizione di causa, di non parlarne.

Tornino a parlare delle avventure estive di qualche reduce di qualche reality.

D’altronde, è meglio essere inutili che dannosi.

 

TardigradoSpaziale

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