,

Mindhunter: aka Il Buono, il Brutto e la Cattiva

Buonsalve appassionatissimerrimi di serie tv e non, oggi parleremo del gioiellino firmato Netflix dal titolo Mindhunter.

Mi raccomando, ho cercato di evitarli il più possibile, ma spero di non dovervi ancora avvertire di fare attenzione agli SPOILERZ!!!

Partirei dall’ambientazione: siamo negli anni 70, e l’atmosfera è inconfondibile, non solo per l’abbigliamento, i look ben studiati, automobili e così via, ma anche grazie a quell’effetto vintage costante, come se la serie fosse perennemente sotto l’effetto del filtro “Hippie Chic”. Insomma ti lascia immergere un po’ in quell’epoca, però in un modo molto serio, molto concreto, che da effettivamente l’impressione di essere testimoni di un momento storico, com’è giusto che sia, perché in questi 10 episodi si parla niente di meno che di come sono stati “scoperti” i serial killer.

Chi sono i protagonisti?

Ci viene presentato un simpatico trittico: Holden Ford, interpretato da Jonathan Groff, agente speciale dell’ FBI per lavoro e presuntuoso sottuttoio come hobby. Brillante, con delle ottime opportunità, ma appunto vagamente saccente (eufemismo necessario). A seguire, William Tench, detto Bill, interpretato invece da un intenso Holt McCallany: un veterano che, nonostante l’aspetto burbero e l’atteggiamento da vero piedipiatti, comprende l’impatto della psicologia criminale nello studio dei casi e crede fortemente nel progetto, di cui parleremo a breve. Infine, l’attrice Anna Torv veste i panni della dottoressa Wendy Carr, docente di psicologia all’università che addirittura lascia il lavoro e la sua partner (che comunque non pareva particolarmente interessata) per dedicarsi completamente alle ricerche del trio come consulente.

Cos’hanno in comune queste tre persone?

Oltre ad essere tutti frustrati, lavorano insieme nel reparto di Scienze Comportamentali dell’ FBI con l’intento di creare dei profili criminali in grado di aiutare le forze dell’ordine a risolvere, se non addirittura prevenire, crimini violenti perpetrati nel tempo, soprattutto se dallo stesso soggetto.

Per farlo, i due maschietti volano in giro per gli USA visitando le prigioni in cui sono detenuti i criminali violenti di cui sopra, intervistandoli riguardo ciò per cui scontano la pena, ma soffermandosi sulle sensazioni provate e sui motivi che li hanno spinti a tanto, talvolta regredendo all’infanzia o comunque al passato alla ricerca di quel qualcosa, della scintilla di verità, del barlume che possa fare chiarezza. Nel frattempo, essendo agenti speciali dell’FBI, vengono tartassati dalle autorità locali e risolvono pure un paio di casi, cosa che li porterà però a farsi rompere i cosiddetti dal capo, che non è esattamente Winnie the Pooh.

Eppure è grazie a loro, o meglio alle persone reali che hanno ispirato i personaggi, se oggi esiste la definizione di “serial killer”.

Per arrivarci però, si passa spesso attraverso metodi poco ortodossi, come ad esempio il linguaggio particolarmente volgare, al punto da dover ricorrere a piccoli insignificanti sotterfugi, cosa che sta bene a tutti tranne a questo tizio:

Grazie a costui, le magagne del dipartimento vengono scoperte e tutto sembra voler precipitare, specialmente per Holden: il loro gruppo subisce un’indagine interna e Holden, che non era esattamente all’apice della gioia in quel momento, bell e bbuon (per i non poliglotta: improvvisamente) insulta i due simpaticissimi tizi con cui discorreva amabilmente e se ne va prima di concludere. La sua vita è appesa a un filo, a quanto pare da più punti di vista.

Molto avvincente il finale, che poi è l’unica scena in cui succede qualcosa di veramente scioccante e ti viene solo da pensare:

“E adesso??”

E subito dopo invece:

“E allora quel tizio del Kansas chi è?”

Ovvero costui:

Ai posteri l’ardua sentenza.

Vostro in qualunque modo mi vogliate,

 

Onigiri

 

Ps: mi sono chiesto spesso anche il perché di quelle scritte enormi per indicare il posto in cui si svolge la scena… Sarà una moda degli anni 70?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *