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Kelly Marie Tran: Non Mi Lascerò Emarginare dalle Molestie Online

Kelly Marie Tran Star Wars

Traduzione dell’articolo del 21 Agosto del New York Times “Kelly Marie Tran: I Won’t Be Maginalized by Online Harassment”. Kelly si è cancellata dai social dopo essere stata insultata per il suo ruolo in Star Wars: gli ultimi Jedi.

 

Non sono state le loro parole, sono io che ho iniziato a crederci.

Le loro parole sembravano confermare ciò che avevo già imparato crescendo come una donna di colore: che appartengo ai margini, valida solo come un personaggio minore nelle loro storie e vite.

E queste parole hanno risvegliato qualcosa, un sentimento che credevo di aver superato. Lo stesso sentimento che avevo quando, a 9 anni, smisi di parlare vietnamita perché ero stufa di essere presa in giro dagli altri bambini. O a 17, quando durante una cena col mio ragazzo bianco e la sua famiglia, ordinai un piatto in perfetto inglese, sorprendendo la cameriera che esclamò “wow, è così carino che abbiate una studentessa alla pari!”

Le loro parole hanno rinforzato la narrativa che ho sentito per tutta la vita: che io ero “altro”, che non appartengo, che non sono abbastanza brava, semplicemente perché non sono come loro. E quel sentimento, lo realizzo adesso, era ed è vergogna. Vergogna per ciò che mi rendeva diversa, per la cultura dalla quale provengo. E la cosa più deludente, per me, è averla sentita fino in fondo.

Perché la stessa società che ha insegnato a certe persone che loro sono eroi, salvatori, eredi dell’ideale Destino, ha insegnato a me che esisto solo nel background delle loro storie, a fare le loro unghie, a diagnosticare le loro malattie, a supportare la loro cotta e – forse quella che fa più danni – attendere che vengano a salvarmi.

E per molto tempo, io a loro ho creduto.

Ho creduto a queste parole, a queste storie, attentamente create da una società che era stata costruita per sostenere il potere di un tipo di persona – un sesso, un colore della pelle, una sola esistenza.

 

Kelly Marie Tran Mark Hamill Star Wars
Kelly Marie Tran con Mark Hamill, che l’ha supportata, ed uno Stormtrooper

Ha rinforzato in me regole che sono state scritte prima ancora che nascessi, regole che hanno convinto i miei genitori che fosse necessario abbandonare i loro nomi reali per adottarne di americani – Tony e Kay – in maniera che fosse più facile per gli altri da pronunciare, una cancellazione culturale letterale che mi fa ancora soffrire profondamente.

E per quanto odi ammetterlo, ho iniziato a incolpare me stessa. Ho pensato “oh, forse se fossi più magra” oppure “se mi lasciassi crescere i capelli” e, la peggiore di tutte, “se solo non fossi asiatica”. Per mesi sono caduta in una spirale di odio verso me stessa, nei recessi più oscuri della mia mente, luoghi dove mi sono distrutta, e dove ho tenuto le loro parole, ben più importanti della mia autostima.

E lì ho capito che mi hanno mentito.

Mi è stato fatto il lavaggio del cervello, fino a farmi credere che la mia esistenza è limitata dall’approvazione di un’altra persona. Sono stata ingannata a pensare che il mio corpo non fosse di mia proprietà, che ero bella solo se qualcun altro ci credeva, indipendentemente dalla mia opinione. Mi è stato detto e ripetuto da tutti: dai media, da Hollywood, dalle compagnie che approfittavano delle mie insicurezze, manipolandomi in modo da comprare i loro abiti, i loro trucchi, le loro scarpe, per poter riempire un vuoto che è stato perpetuato principalmente da loro.

Sì, mi hanno mentito. A tutti hanno mentito.

Ed è stato in quella realizzazione che ho percepito una vergogna diversa – non una vergogna per ciò che ero, ma per il mondo in cui sono cresciuta. E per il modo in cui il mondo tratta chiunque sia diverso.

Non sono la prima ad essere cresciuta in questo modo. Questo è il modo in cui una persona di colore cresce in un mondo dominato dai bianchi. Questo è ciò che vuol dire essere una donna in una società che insegna alle sue figlie che sono degne dell’amore solo se sono considerate attraenti dai suoi figli. Questo è il mondo in cui sono cresciuta, ma che non voglio lasciarmi alle spalle.

Voglio vivere in un mondo dove i bambini di colore non passano la loro adolescenza desiderando di essere bianchi. Voglio vivere in un mondo dove le donne non sono soggette a uno esame minuzioso per il loro aspetto, le loro azioni, o la loro esistenza. Voglio vivere in un mondo dove persone di tutte le razze, religioni, classi socioeconomiche, orientamenti sessuali, identità di genere e abilità sono viste come ciò che sono sempre state: esseri umani.

Questo è il mondo in cui voglio vivere. E questo è il mondo per il quale continuerò a lavorare.

Kelly Marie Tran Star Wars The Last Jedi
Kelly Marie Tran nel film

Questi sono stati i pensieri che mi passano in testa ogni volta che leggo un copione, una sceneggiatura o un libro. So che l’opportunità che ho avuto è rara. So che adesso apparengo al piccolo gruppo di persone privilegiate che raccontano storie per lavoro, storie che sono ascoltate e fagocitate da un mondo per che per tanto tempo ha assaggiato solo una cosa. So quanto sia importante. E non mi sto arrendendo.

Potreste conoscermi come Kelly.

Sono la prima donna di colore ad avere un ruolo principale in un film di Star Wars.

Sono la prima donna asiatica ad essere apparsa sulla copertina di Vanity Fair.

Il mio nome vero è Loan. E ho appena iniziato.

 

 

Kelly Marie Tran, traduzione di TardigradoSpaziale

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