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Bright – David Ayer

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Bright è stato presentato come il primo “grosso” film Netflix, con in mente la parola cinema.

Il pubblico e i critici hanno risposto con una sonora risata, e ormai sembra che ci siamo tutti distribuiti sulle due solite vecchie sponde: chi lo ha adorato, e chi lo ha odiato.

Facendo io parte della prima categoria mi sforzerò di essere il più obiettiva possibile: Bright non è il film dell’anno. Non è un film serio e non vuole esserlo. È il classico thriller poliziesco pieno di esplosioni, battute sarcastiche e inseguimenti che noi degli anni ‘90 abbiamo sempre tanto amato.

Dannazione, sono cresciuta con le americanate sulle arti marziali, Nicholas Cage che andava a cercare i tesori dei templari e ora dovrei sputare su questo? – con l’unica differenza che quelli erano considerati forse commedie/avventure per famiglie, mentre Bright è decisamente R14.

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I tre protagonisti: Jakoby, Tikka, Ward.

Bright è colui che può usare una bacchetta magica. Ce ne sono pochissimi al mondo, e la maggior parte di loro sono elfi (e gli elfi dominano il mondo, che strano) e qualche umano. Le bacchette portano la magia nel mondo altrimenti comune, ed esaudiscono i desideri. Ed è a Los Angeles che si svolge la storia di Bright, una LA Urban Fantasy dove tutto è uguale, tranne che elfi, fate, nani, orchi e centauri vivono a fianco degli umani dell’alba dei tempi.

Tuttavia non tutte le razze sono trattate allo stesso modo: tra i graffiti che decorano la città si scorge un “tutte le razze sono eguali, ma gli elfi sono più eguali di altre” di Orwelliana memoria.

Si torna quindi a discutere ancora una volta di umanità di serie A e di serie B, con delle pesanti situazioni fortemente razziste nei confronti degli orchi, “colpevoli” di essersi schierati dalla parte sbagliata 2000 anni prima.

La trama segue la vicenda di Nick Jakoby, primo orco poliziotto, e Daryl Ward, il suo partner umano interpretato da Will Smith.

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L’agente orco Jakoby passa in mezzo ai colleghi che lo deridono.

Nick è un emarginato, ignorato dagli orchi poiché non purosangue e schifato dagli umani perché orco. Interpretato da un adorabile Joel Edgerton pesantemente truccato dall’italiano Alessandro Bertolazzi, già truccatore per Ayer in Suicide Squad (con cui ha vinto l’Oscar), esprime meravigliosamente il senso di inadeguatezza e tristezza che ricoprono il suo personaggio.

Dopo un’accurata presentazione della città degli angeli piena di strane creature, la storia entra nel vivo dell’azione quando il duo trova una Bright elfa in possesso di una bacchetta magica.

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Noomi Rapace nel ruolo di Leilah.

Pieno di scene d’azione e combattimenti tra autostrade, sotterranei e supermercati, il film si conclude tiepidamente indicando la già sicura decisione di dargli un seguito.

Menzioni d’onore a Noomi Rapace che interpreta una bellissima e letale elfa e al social marketing di Netflix, che ha pubblicizzato il lancio del film con dei video esilaranti tutti in italiano (dove gli orchi lanciano il Movimento Orchi D’Italia).

Bright – Manifesto per l'integrazione degli orchi

Dire basta alla discriminazione degli orchi si può. #Bright

Posted by Netflix on Freitag, 22. Dezember 2017

 

TardigradoSpaziale

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