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Baby Driver – Edgar Wright

Baby è un ragazzo come tanti, in apparenza. Parla poco, ma è tipico per molti della sua età. Ha un pregio come pochi, però: guida da Dio, e un criminale ha deciso di sfruttare questo suo talento per scorrazzare rapinatori in giro per la città e seminare la polizia dopo aver portato a termine dei colpi in banca. Baby è anche affetto da un disturbo che lo porta costantemente ad avere la musica nelle orecchie per coprire un fastidioso fischio. Nonostante tutto, riesce a coniugare perfettamente la sua passione musicale con la guida spericolata, andando a tempo con il ritmo di ogni traccia che sceglie accuratamente per ogni crimine.

Wright ci ha fatto divertire ed emozionare con lavori al di fuori degli schemi, creando una specie di universo tutto suo, dove i suoi frequenti collaboratori hanno avuto a che fare con orde di zombie, paesani che nascondono oscuri segreti e la vicenda di un ragazzo che tenta di conquistare una ragazza mentre combatte contro i suoi 7 ex fidanzati. La genialità di Wright ritorna ancora una volta in un film dal contesto meno divertito e molto più serio, dove i cattivi non fanno per nulla ridere e si scende sempre di più in un baratro dove sembra non ci sia via di fuga. In un certo senso assomiglia parecchio a Baby, altro film basato su un autista taciturno e dalle emozioni poco prevedibili.

Laddove però l’innominato protagonista del film di Nicolas Winding Refn ricopre il ruolo dell’antieroe, Baby è, suo malgrado, vittima di eventi a cui sembra non avere scampo, ma l’incontro con una gentile e bellissima cameriera potrebbe fargli riacquistare un senso alla sua vita, e fargli decidere di dare un taglio al suo passato. Se escludiamo il fatto che la trama sa di già visto, possiamo apprezzare tutto quello che il regista ci ha offerto in questo film, ovvero un montaggio serrato e frenetico, per nulla confusionario, assieme ad un cast ben amalgamato e lodevole, trascinati da una colonna sonora che spazia diversi generi ed è come se facesse da narratore di tutta la vicenda.

 

La maggior parte di noi si è abituata con i vari Fast & Furious che sono usciti negli ultimi 15 anni, quindi ad un certo tipo di tamarraggine e di testosterone, per cui avere un regista capace di confezionare qualcosa di simile ma allo stesso tempo diverso dalla saga di Vin Diesel è una ventata di aria fresca.

 

Lorenzo Chevreaud

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